LADY ORACOLO by MARGARET ATWOOD

LADY ORACOLO by MARGARET ATWOOD

Author:MARGARET ATWOOD [ATWOOD, MARGARET]
Format: epub
Published: 2010-03-29T22:00:00+00:00


5 Le due parole significano rispettivamente «zia» e «erba» (N.d.T.).

affatto. Macchie, fossati, stagni, labirinti, paludi, ma strade niente.)

Poi aveva aderito al movimento contro la bomba atomica, che lo aveva

tenuto occupato per due anni. Al movimento aveva dedicato molto tempo e

molte energie, ma per un motivo o per l'altro era rimasto in una posizione

marginale, era uno che distribuiva volantini. Forse perché era canadese.

Io sprizzavo simpatia e comprensione da tutti i pori. Eravamo seduti in

un ristorante economico che puzzava di grasso d'agnello, e mangiavamo

piatti di uova al burro, patatine e piselli, la dieta abituale di Arthur. Stava

per finire i soldi; presto avrebbe dovuto trovarsi un altro lavoro temporaneo, spazzare i pavimenti, piegare i tovaglioli o, nel caso peggiore, lavare i

piatti; altrimenti avrebbe dovuto accettare quel che considerava il ricatto

dei suoi genitori e riprendere i suoi studi all'università di Toronto, verso la

quale provava un odio freddo e astratto.

Nel suo appartamento di Earls Court c'era una piccola cucina, ma a lui

non piaceva far da mangiare, e comunque la cucina era un caos. Divideva

l'appartamento con altri due uomini, un neozelandese che studiava alla

Scuola di Economia, si cibava di fagioli precotti in scatola, freddi e coperti

di ketchup, e lasciava in giro dei piatti sporchi che sembravano teatri di

minuscole stragi; e un radicale indiano dagli occhi di gazzella che si cucinava riso integrale e curry, lasciando anche lui i piatti in giro. Arthur era

schizzinoso: non amava la confusione. Ma era talmente schizzinoso che

non voleva mettere a posto, e per questo mangiavamo fuori. Un paio di

volte andai da loro per mettere in ordine la cucina, ma invece di avere effetti positivi la cosa produsse alcuni effetti negativi. Arthur ricevette un'altra opinione sbagliata sul mio conto: non avevo l'indole della riordinatrice

di cucine, e più tardi, quando se ne accorse, rimase molto deluso. Il neozelandese poi, che si chiamava Slocum, mi dette la caccia in cucina incalzandomi con le sue suppliche («Sii buona, è da quando sono arrivato in

questo maledetto paese senza cuore che non mangio un boccone che è uno»), mentre il radicale indiano perse il rispetto che inizialmente aveva nutrito verso di me in quanto persona 'che faceva della politica' e si mise a

sgranare gli occhioni e a lanciare fiamme dal naso. Evidentemente non si

poteva essere signorine erudite e rispettabili e al tempo stesso anche sguattere.

Nel frattempo con Arthur ci tenevamo mano nella mano, ma non riuscivo ad andare più in là; e la vita insieme a Paul diventava sempre più insopportabile. Che cosa sarebbe successo se mi avesse seguita, scoprendomi mentre distribuivo volantini insieme ad Arthur, e lo avesse sfidato a

duello, oppure avesse fatto qualcosa di altrettanto sconvolgente? Decisi

che quello che amavo era Arthur, non Paul. Adottai delle misure drastiche.

Attesi che Paul fosse uscito per andare in banca; poi radunai tutte le mie

cose, inclusa la mia macchina per scrivere e il manoscritto incompleto di

Fuga dall'amore, e feci i bagagli. Scrissi in fretta e furia un biglietto per

Paul. Avrei voluto dirgli «Caro, è meglio così», ma capii che non era abbastanza melodrammatico e scrissi invece: «Ti sto rendendo infelice, non

possiamo andare avanti così.



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